In occasione della vittoria alle selezioni
del concorso nazionale per radio-telecronisti
della RAI, Gianni Letta, capo della redazione
provinciale del "Tempo", consegna a Vespa la medaglia d'oro
del direttore del giornale, Renato Angiolillo, e una macchina
da scrivere portatile Olivetti
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All'inizio scrivevo a penna, poi sono passato alla mitica Lettera 22, che mi venne rubata durante la trasferta di una partita di rugby; mi era stata regalata dai colleghi quando avevo vinto il concorso alla RAI.

Poi, nei primi anni '80, sono passato a
un'elettronica portatile dell'Olivetti, che
mi venne donata da De Benedetti; non ebbe molto successo, ma era davvero un'innovazione.


[OPERA]
Riesco a scrivere dappertutto: su una panca della stazione, in treno.
Una volta scrivevo a macchina, adesso mi porto il computer dovunque.

La maggior parte dei miei libri
l'ho scritta a Roma.

Ma ho appena preso una casa
a Ponza, e quello che mi ha
spinto a farlo è che ha
una specie di "escrescenza"
esterna: una piccola grotta
che guarda Palmarola.




È un luogo ideale per farci
lo studio, favorisce una vena lirica
che purtroppo mi è tuttora negata…


[LA SCOSSA]


Isola di Ponza
  

Il monoscopio della RAI TV (1954)
Mi sono convertito al computer nel '91,
da direttore del Tg1. Fino
ad allora si scrivevano i pezzi
sui cosiddetti "panini",
usando la carta carbone
per fare le varie copie che poi
venivano fisicamente
smistate ai responsabili.
Io dissi: "Ragazzi, io sono l'uomo
meno tecnologico di questa azienda,
ma il futuro è lì.
Quindi da domani si fa così"
e introdussi il sistema
per cui tramite computer
ogni giornalista trasmette
agli altri il pezzo, e quindi
l'approvazione è elettronica.
Ci fu una rivolta, ma poi il Tg1
fu il primo telegiornale
a adottare questo metodo.


[BIOGRAFIA]