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EMOZIONE

  VIDEO: Edizione straordinaria del Tg1
(9 maggio 1978)  
   

Quando un giornalista deve raccontare fatti che coinvolgono tutti, paradossalmente ha un compito più facile. Un giornalista non deve mai dimenticare di essere uno del suo pubblico, di condividerne le emozioni. Ma essendo una persona che forse in quel momento ha maggiori responsabilità, deve anche sapersi controllare. Non devi prepararti il compito e chiederti se lo reciti bene o lo reciti male. Quando arriva la notizia devi commentarla come farebbe uno spettatore medio, ma devi anche essere consapevole della situazione del paese e dell'influenza che quanto dici può avere.

[BIBLIOGRAFIA]


Statuina del presepe napoletano
Ho ancora fissa nella memoria l'immagine del Papa che, durante la guerra del Golfo, prega nella sua cappella, curvo come se sentisse su di sé il peso fisico della violenza.


Con Yasser Arafat

Le emozioni più forti mi sono venute da incontri minori: da gente incontrata durante i terremoti, da vedove e figli di uomini assassinati dal terrorismo, da persone conosciute e di cui ho dovuto raccontare il funerale. Sono emozioni che derivano da una serie infinita di episodi di cronaca che mi hanno fatto conoscere la vita da un'angolazione diversa, che difficilmente chi non fa il mio mestiere può conoscere.

[BIBLIOGRAFIA]   
  Ho stabilito rapporti veri con i protagonisti di Tangentopoli solo quando non erano più importanti. Craxi l'ho conosciuto bene quando non era più Craxi; prima, quelle poche volte che ci siamo incontrati, abbiamo sempre litigato. Le amicizie me le sono sempre fatte tra gli sconfitti, e devo dire che ne vale la pena: le persone cambiano, ed è anche più facile entrare in contatto con loro, c'è meno coda.

[BIBLIOGRAFIA]


    Con Shimon Peres