In televisione sono contrario a fare interviste che poi si devono tagliare.

Ricordo una lezione che mi diede Santiago Cardillo, leader storico dei comunisti spagnoli, nel periodo della transizione dopo Franco, quando molti miei colleghi, presi da ardore rivoluzionario, gli facevano interviste di due ore per poi trasmettere due minuti. Lui mi disse: "Ma quanto deve andare in onda? Perché sa, se devo essere tagliato, preferisco essere io a farlo".

[BIBLIOGRAFIA]
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Santiago Cardillo (1976)


Sono stato il primo a dare le rettifiche in televisione.
Già nei primi anni '80 demmo una notizia nei titoli al telegiornale sull'arresto del presidente di una regione; quando questo fu prosciolto diedi anche quell'informazione nei titoli.

Mi sono sempre reso conto dei danni enormi che una notizia può provocare, soprattutto una notizia data in televisione. L'onorabilità e la serenità delle persone sono cose molto importanti e noi giornalisti a volte ce le giochiamo con un eccesso di cinismo e di disinvoltura.

[BIBLIOGRAFIA]
Mi laureai con una tesi
sul diritto della cronaca
che poi mi tornò molto utile.
Io in effetti, pur essendo giornalista,
sono sempre stato dalla parte
degli altri.


In questi anni ho imparato una cosa
molto importante: se chiedi a cinque testimoni di un evento di raccontare
come è andata, avrai cinque racconti diversi.

Se sono persone corrette nessuno smentirà l'altro, ma comunque ciascuno aggiungerà qualcosa. È come una stessa stanza vista da persone diverse: ognuno si ricorderà e descriverà oggetti diversi. Nei miei libri metto insieme gli oggetti diversi che le persone vedono.

[BIOGRAFIA]



Vespa con Montanelli ed Evangelisti
negli anni '80